
GIUSEPPE DE MATTIA
Pelo e contropelo
Residenza d’artista a PhEST 2026
A cura di Roberto Lacarbonara
Con una postazione mobile da “pettegolezzaro”, alla maniera di un venditore ambulante, Giuseppe De Mattia trascorre a Monopoli la sua residenza d’artista repertando voci, bisbigli, aneddoti tratti dall’incontro diretto e confidenziale con i cittadini. La pratica relazionale dell’artista è volta al recupero di quel contenuto invisibile e non-detto alla base di ogni comunità: il mormorio nelle piazze e nei mercati, nei bar di paese, dove si annidano dicerie e microstorie di cui non si conosce l’inventore né il soggetto. Queste frasi anonime – talvolta sarcastiche, altre volte pungenti e deleterie – si trasformano in balloon fumettistici che l’artista affigge sui muri delle case private, simulando un dialogo tra le architetture, i luoghi, gli abitanti, e traducendo la frammentazione del discorso in struttura visiva. Un’azione che sdrammatizza i toni spesso veementi o accusatori del pettegolezzo, trasformandolo in una ingenua e innocente memoria collettiva.
Giuseppe De Mattia (Bari, 1980) vive e lavora tra Bologna e Noha (Le). È un artista che utilizza diversi strumenti per indagare sul rapporto tra memoria, archivio e contemporaneità. Comincia con la fotografia per poi spostarsi al video e all’audio fino ad arrivare al disegno nelle ultime opere. Per i suoi lavori, che prendono sempre forme installative diverse, utilizza supporti e strumenti (spesso auto-costruiti) che possano compiere narrazioni.
Da attento osservatore del panorama artistico contemporaneo, il lavoro di De Mattia tocca spesso temi strutturali legati all’economia di beni di consumo di base e arte contemporanea e più in generale alla relazione con il mestiere dell’artista, articolati attraverso un dialogo tra ironia, satira e struggente critica.
È rappresentato dalla galleria Matèria di Roma e Banquet di Milano. Pubblica con Corraini Edizioni, Danilo Montanari Editore e Skinnerboox.
Artist residency at PhEST 2026
Curated by Roberto Lacarbonara
Using a mobile “gossip station”—reminiscent of a street vendor’s cart—Giuseppe De Mattia spends his artist residency in Monopoli gathering rumors, whispers, and anecdotes through direct, intimate encounters with local residents. His relational practice aims to unearth the invisible, unspoken substance that underpins every community: the murmurings found in town squares, markets, and local bars—places where hearsay and micro-narratives take root, their origins and subjects often unknown. These anonymous remarks—sometimes sarcastic, at other times biting or malicious—are transformed into speech bubbles that the artist affixes to the walls of private homes. In doing so, he simulates a dialogue between architecture, places, and inhabitants, translating the fragmented nature of conversation into a visual structure. It is an act that defuses the often heated or accusatory tone of gossip, recasting it instead as a naive and innocent form of collective memory.
Giuseppe De Mattia (Bari, 1980) lives and works between Bologna and Noha (Lecce). He is an artist who employs various media to explore the relationship between memory, the archive, and the contemporary world. His practice began with photography before shifting to video and audio, eventually extending to drawing in his more recent works. His projects—which take on diverse installation-based forms—utilize supports and tools (often self-made) capable of conveying narratives.
As a keen observer of the contemporary art scene, De Mattia often addresses structural themes concerning the economics of basic consumer goods and contemporary art—as well as the nature of the artist’s profession—articulating these ideas through a blend of irony, satire, and poignant critique.
He is represented by the Matèria gallery in Rome and Banquet in Milan. He publishes with Corraini Edizioni, Danilo Montanari Editore, and Skinnerboox.




